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Marzo 2011


EDITORIALE

Si è da poco concluso il 2010, ed anche per noi di CCS questo è il tempo dei bilanci e delle valutazioni.

Così come è successo ad altre Onlus, anche noi abbiamo visto, negli ultimi anni, diminuire le nostre entrate. Questo nonostante gli sforzi fatti nel miglioramento della qualità dei nostri progetti e nei risultati positivi raggiunti nello sviluppo delle condizioni dei bambini e delle comunità in cui lavoriamo. Nonostante anche una pratica gestionale orientata alla massima trasparenza e gli importanti riconoscimenti ricevuti, quali l'inclusione tra le finaliste per l'Oscar di Bilancio assegnato alle organizzazioni no profit dalla FERPI.

La relazione quotidiana con i nostri sostenitori ci permette di comprendere quanto la crisi giochi un ruolo fondamentale in questa dinamica. I pesanti tagli alle politiche sociali, ai fondi per la famiglia e a quelli per la non autosufficienza, hanno senza dubbio avuto un impatto importante nella vita di tutti i giorni per larghe fasce della popolazione, incidendo inevitabilmente anche sulle scelte di solidarietà. E se in questo scenario le iniziative di raccolta fondi rivolte ai cittadini rischiano di trovare meno risposte che in passato, non è certo migliore la situazione sul fronte dell'aiuto pubblico allo sviluppo.

Meno di un mese dopo l'Assemblea Generale dell'ONU dedicata agli obiettivi del millennio, il Governo italiano ha deciso di tagliare del 45% i fondi dedicati alla cooperazione allo sviluppo dal nostro Paese, raggiungendo la cifra più bassa degli ultimi 20 anni e assumendosi la responsabilità di non onorare impegni precedentemente presi, a detrimento di importanti iniziative volte a combattere la povertà nel Sud del mondo.

In una fase storica in cui i governi dei Paesi in via di sviluppo, per far fronte alla recessione e sostenere l'economia, hanno approvato stimoli fiscali incrementando i deficit dei propri bilanci, più della metà di questi ha raggiunto livelli di indebitamento non più sostenibili.

La conseguenza, non potendo ricorrere a ulteriori prestiti, è semplice: meno risorse per istruzione, sanità, agricoltura. Come raccontiamo nel Focus di questo numero, a fronte della crescita del PIL degli anni recenti, i Paesi in cui interveniamo non hanno affatto sperimentato un’analoga crescita dell'Indice di Sviluppo Umano, né una redistribuzione della ricchezza. Indicatori che ancora una volta confermano l'importanza del lavoro di chi, come CCS, sta al fianco dei più deboli, per portare semi di sviluppo capaci di crescere e dare frutti nel tempo.

Semi che potremo continuare a piantare, anche in tempi di crisi, solo se non viene meno il senso di solidarietà umana e il sostegno concreto e continuo di tutti coloro che in questi anni ci hanno consentito di perseguire le finalità della nostra organizzazione.


Alessandro Grassini
Segretario Generale
CCS Italia Onlus

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