Settembre 2010
UN CALCIO AGLI STEREOTIPI
Com’è cambiato l’immaginario dell’Africa dopo i Mondiali
di Anna Pisani (Direttore Responsabile di Progetto Solidarietà)
L’immagine sorridente di Mandela con in testa un colbacco molto poco africano, accolto da un’ovazione nello stadio di Città del Capo, ha chiuso i primi mondiali di calcio in Sud Africa. Ricordava molto il finale di “Invictus” il bel film di Clint Eastwood sulla vita di Mandela.
Nella finzione cinematografica era stato il rugby a unificare un paese diviso, nella realtà è stato il calcio a cambiare l’immaginario dell’Africa agli occhi di tutto il mondo. All’inizio si parlava solo di quanto erano fastidiose le vuvuzelas e quanto potesse essere pericoloso passeggiare per strada nelle città del Sud Africa.
E invece abbiamo visto un Paese capace di organizzare un Grande Evento come qualunque nazione occidentale, di costruire stadi nuovi e luccicanti e di assorbire senza problemi di criminalità o di altro milioni di visitatori. Non ci sono stati i furti ai turisti di cui si parlava, non ci sono state aggressioni, né violenze e le immagini di una Città del Capo piena di luci sotto un incredibile cielo africano ha affascinato gli spettatori di tutto il mondo.
Abbiamo visto anche stadi pieni di gente gioiosa, dipinta, sorridente, di famiglie con donne e bambini, di volti emozionati, di esplosioni di gioia e di lacrime, abbiamo ritrovato in quell’entusiasmo,
da noi perduto, le emozioni che da sempre sa dare lo sport, quello vero, fatto di competizione leale e di sacrificio.
E come non pensare ai nostri stadi popolati da ultras armati di spranghe e bastoni, da poliziotti in assetto antisommossa, dove a comandare sono le urla, gli striscioni razzisti, gli insulti, le risse, dove lo spettacolo sportivo è oscurato dai fumogeni.
Come non pensare alle battaglie domenicali per strada in quartieri trasformati in fronti di guerriglia urbana con recinzioni alte tre metri che separano lo stadio dalle case, i tifosi dalla gente normale,
alle stazioni presidiate dalla polizia, ai pullman delle squadre avversarie presi d’assalto.
I primi mondiali di calcio in Africa ci hanno raccontato un’altra storia. Una storia in qualche modo simboleggiata dal volto prima rassegnato e poi orgoglioso del giocatore del Ghana che all’ultimo minuto dei supplementari (quarti di finale, Ghana - Paraguay) ha sbagliato il rigore che avrebbe portato il suo Paese e l’Africa intera nella storia.
Quel rigore sbagliato che ha ammutolito uno stadio intero facendo scendere un velo di tristezza sul volto degli spettatori di colore. Quel rigore che avrebbe portato il Ghana a superare il turno portando l’Africa nel club esclusivo dei grandi, quelli che vincono.
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